L’originalità
poetica nella sperimentazione visiva di Giuseppe Vale verte, soprattutto,
sulla magia della trasformazione dell’identificabile.
Anche in un’osservazione sommaria delle
sue suadenti composizioni, colpisce il fenomeno che forme e colori,
effetti luminosi, sono modificati in misura più o meno grande
rispetto a ciò che noi percepiamo nell’ordinaria esperienza
della nostra percezione visiva.
Quale esperienza? Viene voglia di rispondere:
quella esclusivamente interiore. Le forme volumetriche di questo signore del colore,
dall’allusività figurale, paiono a volte raccorciarsi,
altre allungarsi, frutto di una sua notevole capacità gestuale.
Sono forme analizzate e – quando è
il caso – sintetizzate tramite stesure continue, costruite
con tocchi e linee divise. Corpi materici, dalla colta sensibilità
cromatica che paiono navigare nello spazio infinito.
Hanno andamenti ondulatori e serpentini che, a
distanza ravvicinata, presentano rapide pennellate, trasmettitrici
di un palcoscenico magico dalla rappresentazione ingannevolmente
informale. È questo il caso della
felice composizione “profumo del colore”, squillante
di cromia. Sono fiori reali od allusività lirico-figurali?
In verità, la tavolozza di Giuseppe Vale,
quando prende spunto in chiave espressionista di cose della natura
nelle tinte, nei toni, nelle stesure, negli spessori, tende prima
di tutto ad ubbidire alle esigenze poetiche interiori del pittore.
Si tratta di una composizione che parla di sogno come visione, al
di fuori di ogni etichetta critica.
I colori sono smorzati, nel contempo attenuati
e sfumati entro i limiti di un’abile stesura cromatica che
disegna e costruisce le forme. Giuseppe Vale rende indirettamente omaggio alle
“Ninfee” di Monet nella preziosa composizione “Nobilità
dei fiori”.
È un lavoro che pare
indicare una trasformazione del dato naturale, anche se la delicata
morfologia delle immagini, nel preciso assetto compositivo, è
portata a dare un messaggio rassomigliante al modello immaginato.
È questa, in effetti,
un’opera la cui qualità è indipendentemente
dalla rassomiglianza dell’oggetto-natura che Giuseppe Vale
ha voluto raccontare.
In verità, è solo importante l’insieme
di queste forme-informi, allusività floreali dallo struggente
carattere espressivo, il cui messaggio assicura esistenza alla composizione
come realtà nuova ed interiormente necessaria (per l’artista).
Per Giuseppe Vale è indispensabile l’invenzione
e la trasmutazione costante della visione. In ogni lavoro egli affronta
e trasfigura le forme, i colori, i volumi ondeggianti, i particolari
e l’insieme della rappresentazione.
In “Scintillatione”, egli organizza
lo spazio, le profondità, il movimento di corpi ricchi di
vitalità atmosferica, che rendono riconoscibile il paesaggio
del cielo, passando dal determinato all’indeterminato.
In questa composizione della tavolozza “fauve”,
Giuseppe Vale, per rappresentare l’utopia della profondità,
ricorre a una curiosa tipologia prospettica, operando sui contrasti
cromatici, su sovrapposizioni che recano il senso del movimento.
[Continua]
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