Viaggio nell'Universo

"Dipingo il fantastico viaggio nell'universo, sognando l'Amore e L'Eternità" (Giuseppe Vale)

Emilio Argiroffi

 

 

Forse ha inizio nel 1874 la vicenda di Giuseppe Vale, quando - 120 anni or sono - esplose a Parigi, nel coro indignato della critica benpensante, il primo grande messaggio della rivoluzione impressionista. Poichè epigono di tale scuola, tanto fertile di suggestioni cromatiche e stilistiche, è stato Vale, proprio nei nostri giorni di fine secolo e di fine millennio.

Il pittore contrae un rapporto immediato e orizzontale con gli ambiti della natura, secondo un'ispirazione animistica che sin dal primo manifestarsi dello storico capovolgersi dei canoni della convenzione iconografica del secondo Ottocento, ha provocato uno sconvolgimento culturale prima ancora che tecnico. Tramonta nell'opera di Vale, come recente conferma del più moderno messaggio del nostro Autore, il pregiudizio di una scolastica e puerile illusione ripetitiva trascinatasi sino ai primi decenni del secolo ventesimo.

Il mare, il cielo, i fiori, il prato, gli alberi, le barche, gli oggetti vengono qui inseriti e proiettati in ambito di spazi lievemente ansimanti che tendono a costanti fluttuazioni e a una singolare discrezionalità d' interpretazione. Sfugge, nel racconto del Pittore, l'identificazione del concreto, il che induce le cose a librarsi  in ambiti difformi e di differenti interpretazioni.

Fu il fotografo Nadar che per primo organizzò nel secolo scorso la mostra di pittura che il critico del "Charivari" Leroy definì sprezzantemente "quadri dell'impressionismo", una mostra dove per la prima volta si presentarono i condiscepoli del gruppo di studio di Pissarro, Berithe, Morisot e Gleyre, questi ultimi ispirati da Degas, Cèzanne e Corot. E i condiscepoli si chiamavano Renoir, Sisiey e Monet, autore quest'ultimo di un paesaggio intitolato "Impression Soleil Levant" del 1872.

Riguardando le opere di Vale, soprattutto quelle già esplicitamente informali,  dove i colori sfibrano in nebulosità cangianti di blu di Prussia e rosso lacca o si aggrovigliano come meduse in fondali marini, vien fatto di ricordare il curioso errore storico ed estetico, appunto, di Leroy, che parlò di "attentato al buon costume artistico, al culto delle forme ed al rispetto dei maestri".

Uno scandalo, insomma, che di li a poco avrebbe dimostrato che si trattava in realtà dell'approdo ideale e "politico" di una lunga serie di fatti sperimentali che nascevano da un preciso retroterra, durato circa un ventennio e segnato dagli appuntamenti di Courbet, Corot e Millet, oltre che di Monet.

In Giuseppe Vale, nell'insenature del mare da lui descritte nelle schiume che travolgono i litorali, nelle scogliere verticali color ferro segnate da bagliori rossi e violacei, nei vulcani emergenti dalle acque, nei misteriosi uccelli che solcano orizzonti d'infinito, sono evidenti contributi stilistici che accomunano il Pittore al rifiuto del formalismo convenzionale e all'imitazione accademica del modello, secondo suggestioni che si riferiscono a una forma ed a un'interpretazione che, come era accaduto a Gauguin e a Seurat, si basa principalmente sui valori cromatici e sui fatti e gli oggetti del quotidiano, trasfigurandone la realtà e invitando a riflettere sul loro valore simbolico e metaforico.

E' partendo da tali significati che Vale imbocca sovente la via del traslato informale, riversando su un fondo dai mille riflessi obliqui  delle piccole ruote o forse dei fiori geometrici rosso-azzurro dal cuore candido, oppure fissando un ponte arcobalenato tra due soffici e sfumate nuvole rosso-viola, o facendo veleggiare come nella Fata Morgana alcuni segreti vascelli. Mondian affaccia la propria immagine nei bei mosaici dai tanti timbri disseminati in mattoni orizzontali o in gomitoli screziati. In fine esplodono i fiori, forse cigli trionfanti o fasci di fiori campestri. La tecnica segue una sua costante logica attuata con la spatola sui colori spessi e capricciosi.

Giuseppe Vale attraversa fantasiosamente gli spazi della poesia e corre, guardando con gli occhi di chi tende a penetrare la verità esistente sotto la superficie visibile, impegnato  a scoprire, secondo la lezione di grandi maestri ma anche secondo improvvisi e personali intuizioni, i territori dell'inconscio. Si tratta di un viaggio solitario ed enigmatico, che egli racconta nel brogliaccio dei colori e di graffiti che curiosamente sono al tempo antichi e futuribili.

 


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